lunedì, 30 gennaio 2006
Qui c'era una volta un post...








Pinolata di: Pignolo alle ore 20:53 | Permalink | commenti (7)
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domenica, 29 gennaio 2006

“Lavori socialmente inutili – Gli ingegneri” parte 3°

 

IL  LAVORO

 

Cercare lavoro

Uh uh uh uh aha: illusione.
Ultimo anno di liceo. E’ maggio. La maturità, e la matura età, sono alle porte. C'è l'esame e dopo... la vita. Per pre­pararsi alla maturità basta studiare. Ma come prepararsi alla vita? Niente di meglio che una bella sessione di “Incontri preparatori alle grandi scelte della vita. Come capire qual è la facoltà giusta”. Oggi è la volta di ingegneria. Dalla cattedra si alza e parla un top manager molto convinto; in platea siedono e pensano ragazzi molto scettici e poco interessati.
Top Manager Convinto: “Buongiorno ragazzi. Vi vedo bene”.

Ragazzo Scettico: (bravo, hai scelto gli occhiali giusti).
“Siete giovani ed è giusto che adesso siate spensie­rati ... ”.
(Veramente io me la sto facendo addosso al pensiero della maturità).
“ ma dovete anche pensare al futuro”.
(Ci penso eccome: speriamo che non mi chiedano Dante).
“E il futuro nel vostro caso si chiama studio”.
(Però! 3 anni di asilo, 5 di elementari, 3 di medie, 5 ‑ incrociando le dita ‑ di liceo e il mio futuro “si chiama stu­dio”? Che fantasia!)
“lo sono qui per illustrarvi i pregi della scelta di Ingegneria. E per non essere troppo astratto, vi illustrerò le tappe del mio personale cammino”.
(Ecco, bravo, spiegami cosa devo non fare per non diventare come te.)
Seguono 40 minuti di “tappe”, durante i quali di tutto si parla tranne che di soldi. Ma il Top lascia comunque intuire che si guadagni una barca di denaro e, miracolo, molti scettici cominciano a cambiare idea e a domandarsi:

Ma sarà facile trovare un lavoro? ”.
“Vi starete domandando se è facile trovare un lavoro. Beh, lasciate che vi dica una cosa: è come trovare una donna per una rockstar! Ve lo assicuro, ragazzi: altro che laurea, altro che quinto anno, già al quarto avrete alla porta le migliori aziende italiane che vi imploreranno di andare da loro. Abbiamo fame di ingegneri. Per bruciare i tempi avevo quasi pensato di portare dei contratti già oggi. Per cui ragazzi anzi, Ingegneri, vi prego: fate in fretta. Abbiamo bisogno di Voi”.
Quattro anni dopo, il fu studente scettico, ora aspirante top manager convinto, se ne uscirà con frasi del tipo:
“Mamma, oggi mi sono iscritto al quarto anno. Se passa Agnelli, digli che sono occupato, devo studiare, semmai . lo richiamo. Anzi, sai che faccio? Stacco il telefono, così mi lasciano in pace”.
Dopo un altro anno abbondante, esaltato dalla laurea appena conseguita e ancora sull'onda dell'illusione “da incontro preparatorio”, il neo ingegnere non accenna neppure a cercare lavoro. Se ne sta beatamente seduto ad aspettare che il lavoro cerchi lui.
Dopo un mese di silenzio assoluto ha un'intuizione geniale: non lo cercano perché nessuno ancora sa della sua laurea; la grande mossa pertanto consiste nel telefonare alla Telecom per fare aggiungere un “Ing.” davanti al suo nome nell'elenco.
Dopo un altro mese passato nell'indifferenza generale, comincia a sospettare che il telefono sia rotto; acquista un cellulare e di tanto in tanto si chiama da solo per vedere se il telefono di casa funziona ancora.

 I primi curricula

Al terzo mese, essendo un tipo sveglio, l'ingegnere capisce di essere stato preso per i fondelli e comincia attivamente a cercare lavoro, inviando tre curricula miratissimi: uno alla Nasa, uno alla fondazione Nobel e uno alla “Punzonatrici Rossi & Figli”, una ditta con tre dipendenti e un fatturato annuo di 42 milioni ma con ottime caratteristiche pratico ‑ logistiche (è a venti metri da casa).

 Gli annunci sul giornale

La fase successiva è quella dell'acquisto e della febbrile consultazione di “Repubblica” al giovedì e del “Corriere” al venerdì. Se ancora si illudeva di essere una persona comune e di poter fare un lavoro normale, la lettura degli annunci economici toglie ogni residua speranza al neo ingegnere.
Si passa dalla richiesta di un...
“Seníor Customer Engineer, con esperienza di alme­no 4 anni nel supporto specialistico ai grandi clienti in ambienti Mission Critical su reti di elevata com­plessità. E’ richiesta inoltre predisposizione alla Customer Satisfaction>>
... all'annuncio più informale, frivolo, quasi un invito in discoteca:
“Il nostro cliente è la filiale di una potente multina­zionale. Sono splendide le loro macchine punzona­trici, laser e piegatrici per lavorare la lamiera. Ricer­chiamo un Project Manager un po' speciale che por­terà un po' di esperienza succhiata in società di inge­gneria, impiantistica o progettazione”.
A parte l'ovvia considerazione che chiun­que abbia pensato questi annunci (tutti veri) soffre di gravi turbe psichiche, si nota un'altra misteriosa peculiarità: in quelli letti dal neo­laureato si cerca sempre qualcuno con almeno 2 anni di esperienza, mentre chi vuole cambia­re lavoro (e chi non lo vorrebbe, dopo qualche anno passato in compagnia di “splendide mac­chine punzonatrici”?) non trova altro che richieste di neolaureati.
 

Altri curricula

La terza e ultima fase è quella della disillusione totale o “docojocojo” (dal nome di un famoso lanciatore di coltelli giapponese): l'invio di curriculum a raffica.
E un'escalation: la prima settimana sono 50, poi 100, 200, 400 e così via, al punto che il primo anno di stipendio servirà solo a coprire le spese postali.
Di rimando alle 700 lettere inviate arrivano ben quattro risposte: tre sono variazioni sul tema “La ringraziamo per l'interessamento e, volassero gli elefanti, prenderemmo in conside­razione la sua proposta. Non ci scriva mai più!”.

La quarta lettera, miracolosamente, è l'invi­to a un colloquio.
 

Il colloquio

E uno scontro fra titani. il re della domanda subdola contro il principe della risposta ipocrita.
Da una parte si esordisce con “Come mai ha scelto proprio la Jenningsen Technology?”, dall'altra si pensa: “Perché, fra tutte le lettere mandate completamente a caso, siete gli unici fessi che mi hanno risposto” ma si risponde: “Le dirò, operare nel campo delle brocciatrici è sempre stato il mio grande sogno”.
“Ci dica un suo difetto” “Tendo a essere troppo preciso e mi lascio prendere in maniera eccessiva dal mio lavoro”.
“Stiamo cercando una persona dalla spicca­ta personalità ... ”.
“Non mi faccio mettere i piedi in testa da  nessuno”.

“ ... ma che sappia anche lavorare in team e riconoscere l'autorità dei suoi superiori”.
“Signorsì! ”.

“Le piace viaggiare?”.
“Molto e credo che poter viaggiare per lavo­ro sia un grande privilegio”.

“Peccato, perché la sede di lavoro sarà nel­l'hinterland milanese”.
“Da anni che desidero avere l'occasione per approfondire la conoscenza di Rozzano. A mio modo di vedere, una piccola Parigi”.
“Visto il particolare momento, lo stipendio che le potremo offrire per un periodo iniziale, diciamo per i primi dieci anni, non sarà eleva­tissimo”
.
“L’importante è avere l'opportunità di fare esperienza in una società come la Vostra”.
Questa è la frase magica. Massima flessibi­lità e minimo costo: l'ingegnere ha trovato lavoro. Fuori uno. Per il nostro premier, che sia Berlusconi o D'Alema, si tratta ora di assegnar­ne soltanto altri 999.999.


Continua...

Pinolata di: Pignolo alle ore 14:00 | Permalink | commenti (2)
categoria:cazzate, ingegneri
sabato, 28 gennaio 2006


Ieri sera, in compagnia dell'amico Drugo e di Robbel, sono stato ospite di una delle ultime trattorie caserecce di Roma: Cacio e Pepe. Tale locale è situato vicino Piazza Mazzini, presso gli studi della Rai (la vista del famoso cavallo segnala la vicinanza alla meta).
Essendo, in questi casi, estremamente integralista, il Pignolo se va da un ristorante che si chiama "Cacio e Pepe" quale piatto potrà prendere? La risposta è banale. La cosa non banale è che sia io sia Drugo sia Robbel ne abbiamo presi tre per uno! Non abbiamo ceduto a sinuosi richiami di matriciane o carbonare e dopo aver ascoltato per ben due volte l'intero menù che la cameriera esponeva a noi tre abbiamo convenuto su: "Tre Cacio e Pepe"!
Come ho già detto in precedenza il locale è situato vicino gli studi Rai, quindi non succede raramente di incontrare personaggi noti. Ieri è stata la volta di Massimo.



Massimo è stato costretto a dare del "lei" all'eminentissimo Drugo che l'apostrofava con battute irripetibili, mentre Robbel imitava Totò dando del Pinocchio al Presidente e il Pignolo ricordava all'onorevole che non aveva la minima idea con chi cazzo avesse a che fare.

Per quanto riguarda la bontà delle pietanze erano ottime. Naturalmetne posso parlare solo per la pasta Cacio e Pepe, e i prezzi estremamente contenuti.

La serata è andata proseguendo verso il ritorno ad Ostia a ritmo di Blues e accompagnata da almeno due barrette di cioccolata...

che hanno reso ancor più lieta la serata, mentre riposavamo su soffici cuscini all'ombra del "Sole invisibile".

Pinolata di: Pignolo alle ore 12:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:mondo ideale
venerdì, 27 gennaio 2006
 Giorno della memoria

Se questo è un uomo


Primo Levi

Voi che siete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Meditiamo su queste parole che pesano come macigni, oggi che è il giorno della memoria.
E in questi casi la cura non è dimanticare il dolore, ma tenrlo fisso davanti gli occhi.
Pinolata di: Pignolo alle ore 19:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:memoria
giovedì, 26 gennaio 2006
Saturazione

Da oggi in poi mi pongo l'obbiettivo di interessarmi il meno possibile alle vicende politiche italiane.
C'è un fenomeno fisico estrememente ricorrente in natura: la saturazione:
"processo attraverso cui determinate caratteristiche chimiche o fisiche raggiungono la massima concentrazione possibile, compatibilmente con le condizioni esterne", tale definizione può essere riportata anche in altri campi. Io ho raggiunto la staruzione per tutto quello che riguarda le notizie politiche, mi hanno sovraccaricato il cervello.
Ho la mia idea, me la sono costruita nel tempo, penso che qualcuno di un certo schieramento sia meglio di altri, penso che alla fine una certa parte politica sia meglio di altre... Basta! Non voglio farmi distruggere le mie convinzioni. Me le tengo strette. E allora che tutti i confronti politici in Tv, che tutte le polemiche sterili, che tutti i dispetti possibili, che tutte le bassezze di cui sono capaci, insomma che tutto questo schifo se lo tengano loro, perchè nonostante questo io, alla fine, la mia benedetta croce la vado a mettere lo stesso!

Pinolata di: Pignolo alle ore 15:42 | Permalink | commenti (2)
categoria:pensieri, politica
martedì, 24 gennaio 2006
Un giorno da capitano

Aria gelida, l'inverno brucia le tappe e la pelle, coltellate di tramontana sul viso scoperto. Giornata di pranzo dall'homo e lotta nel pantano del torneo di calcetto. Non tutti si presentano, primo fra tutti Yucatan: io il capitano per questa partita.
Poche speranze di vittoria, i verdi. Affrontiamo loro, i verdi. Tosti, forti, secondi in classifica, poche le speranze di vittoria.
Noi ci siamo, stiamo per divertirci, per bere un pò di adrenalina, per concludere il girone senza troppi patemi. Spogliatoio carico, solo il Siso indugia sulla presenza del Nutria. Comunque si scherza.
Inizia la partita.
Si mette bene per noi: subito 1-0. La squadra perde lentamente tono, primi errori in difesa.
1-1
Teniamo un ritmo blando, non c'è movimento, primi malumori nella squadra: 2-1 per loro.
Cazzo...
Possiamo recuperare, niente è perduto. Inizia il secondo tempo. Niente, la partita non sale di tono, giochiamo male, abbiamo le nostre occasioni, ma giochimo male, la squadra difende bene ma non segna.
3-1 per loro: cazzo!
Siso sbrocca, smette di giocare, la truppa perde morale calano le motivazioni, ipotesi di defezioni.
No, no, così non va. Devo fare qualcosa.
Momento cruciale: io, capitano, chiamo Time out.
Strigliata alla squadra, soprattuto ar Siso, che demoralizza tutti. Sì, il Nutria ha i suoi limiti, ma alla fine sono accettabili. La squadra ci crede, le parole fanno breccia nelle coltri spesse della truppa.
Si riparte.
Subito 3-2, dopo poco 3-3, Fabio finalmente segna. Ancora 4-3 per noi. Grandi! Come le fenici risorgiamo dalle nostre stesse ceneri.
Poi il fattaccio...
Siso si fa male, fuori, non ce la fa, rimaniamo in 4
La squadra comunque non si disunisce e anzi nella difficoltà trova compattezza. Arroccati in difesa, e letali le ripartenze. Micidiali gli uno due tra il Nutria e Emiliano, nonchè le discese di Fabio che da solo compre il campo intero. Io, Pignolo, sto in porta, a fare del mio meglio, a sostituire il portiere che non c'è, e soprattutto a motivare, a spronare, a sgridare, a dirigire una grande squadra! Il miracolo non sembra lontano: 5-3. Si! Vola, vola, vola STRESSING! Ancora adrenalina, non ci sembra vero: 6-3! Triplice fischio dell'arbitro!
STRESSING vince 6-3!
Grida di giubilo, abbracci, impazzisce la squadra...

Tutto ciò può sembrare folle, io per primo leggendo questo post penserei ad un gruppo di esaltati per il calcio. E invece... Quando sei lì, tutto in quei 50 minuti, tutto in quella corsa continua, tutto in quelle grida, e tutto si sfoga e tutto non sembra vero...
Pinolata di: Pignolo alle ore 23:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:cazzate
domenica, 22 gennaio 2006

“Lavori socialmente inutili – Gli ingegneri” parte 2°

 

Pubblico la seconda parte del resoconto riguardante gli ingegneri, che ho preso da un sito di ingegneri. A voi la piacevole quanto mai istruttiva lettura...

L’UNIVERSITA’


Per il predestinato, l'iscrizione al Politecnico rappresenta solo un atto burocratico, una bana­le azione il cui risultato sarà il riconoscimento formale, da parte dello Stato, del suo essere un ingegnere. Cosa che, peraltro, egli sapeva benissimo di essere già dalla nascita.

Pertanto la scelta della facoltà non è il risul­tato di dubbi angosciosi e di notti insonni passa­te a sfogliare i piani di studio di tutte le univer­sità italiane, da Araldica a Zoologia. No, anda­re all'università è una cosa che egli sa già fare, geneticamente, come dimensionare un flusso­metro o calcolare il logaritmo neperiano di 3.

Ma non tutti gli iscritti al primo anno di Ingegneria hanno la forza dei propri cromoso­mi dalla loro.

C'è chi lo fa come precisa scelta per entrare più facilmente nel mondo del lavoro (salvo poi scoprire, una volta laureato, che le statistiche erano sbagliate, e che sarebbe stato molto più conveniente iscriversi a Geologia o, meglio ancora, fare un corso da parquettista).

C'è chi si iscrive all'Università al solo scopo di ritardare di un anno la partenza a militare: tanto vale allora buttarsi su una facoltà che permetta di vantarsi con i propri parenti e scroccare laute mance natalizie (“Mica mi sono iscritto a una facoltà qualsiasi ... ”).

C'è chi lo fa perché al liceo aveva 8 in mate­matica e fisica e chi perché, nelle stesse mate­rie, aveva 4, ma “era tutta colpa dei professori che non sapevano valorizzare il mio lato scien­tifico. Gliela farò vedere io, chi aveva ragio­ne ... ”. Tempo medio di permanenza in facoltà: 3 settimane, 1 mese al massimo, se c'è qualche compagna di corso carina (evento altamente improbabile).

E, a proposito di compagne carine, non mancano nemmeno le iscrizioni dettate dal cuore più che dalla ragione:

“Anche il mio ragazzo si è iscritto a Ingegneria. Così frequenteremo le stesse lezioni e studieremo insieme e ci vedremo tutto il giorno” (Per coppie innamorate e/o psicopatiche).

“Il mio ragazzo si è iscritto a Economia, e la sede di Ingegneria è quella più lontana” (Per coppie già un po' meno innamorate).

“Il mio ragazzo è al secondo anno di Ingegneria: almeno non dovrò comprare i libri” (Coppia che non ha più niente da dirsi o coppia genovese).

Analisi

Mai nome fu più azzeccato: non si contano gli aspiranti ingegneri che finiscono in anali­si dopo il 12' tentativo di passare l'esame. E in effetti questo esame è uno dei più gros­si spartiacque del corso di laurea:
Ø       chi riesce a passarlo solo al 10' tentativo perderà notti di sonno, perderà peso e per­derà i capelli.

Ø       chi lo passa alla prima, in compenso, perderà gli amici: l'invidia è una gran brutta bestia.

In entrambi i casi affrontare l'esame di Ana­lisi 1 ha un che di epico, è un po' come una grande battaglia, ognuno ha la sua fetta di aneddoti più o meno grotteschi da raccontare. E, come le grandi battaglie, anche Analisi i ha i suoi eroi.

Pensate a Ciccio (non un gran nome per un ingegnere, ma tant'è ... ) che, dopo mesi di accu­rata preparazione, si presenta a dare l'esame, salutando gli amici al grido di

“ho studiato tutto. L’unica cosa che proprio non so, sono i due teoremi di Lagrange. Non ho capito niente”.

... 15 minuti dopo

Professore: “Buongiorno”.

Ciccio: “Buongiomo”.

Professore: “Dunque.... cosa potrei chiederle... mi dimostri il teorema di Lagrange”.

L’uomo comune inizierebbe a urlare, a bal­bettare patetiche scuse o a piagnucolare sul tono “le giuro che è l'unica cosa che non ho studia­to, mi faccia un'altra domanda, la prego ... ”.

Ma Ciccio è un eroe e affronta la morte guardandola negli occhi:

“Quale? Il primo o il secondo? ”.

“II primo”.

A questo punto la platea è conquistata e segue la vicenda col fiato sospeso, sperando nel miracolo. Ciccio è già entrato nel mito e, se cedesse, lo capiremmo. Ma lui no. Prolunga l'a­gonia e lotta fino all'ultimo.

“Veramente il Primo non l'ho fatto”.

“Non importa. Mi dimostri pure il secondo”.

“Non ho fatto neppure il secondo. Vado? ”.

“Vada”.

Applausi e pacche sulle spalle.

Ciccio è anche il perfetto esempio di un'al­tra classe di laureandi: lo sfortunatissimo. Quello a cui chiederanno sempre l'unica parte che non ha studiato o, se ha studiato tutto, quella che ha capito un po' meno o, se ha capi­to tutto, qualcosa che non è nel programma o che non è neppure ancora stato dimostrato.

Per questo, all'appello successivo, i Cicci combattivi si preparano sempre più meticolosa­mente, arrivando a telefonare ai pronipoti di Lagrange, per chiedere se per caso il loro trisa­volo non avesse un terzo teorema gelosamente custodito nel cassetto (la probabile risposta sarà: effettivamente sì, l'abbiamo venduto ieri a un professore di Ingegneria, ha detto che lo avrebbe usato per un esame ... )

Alla fine però, stanchi di lottare, i Cicci di tutte le sezioni di Ingegneria si piegheranno al destino, accetteranno qualunque voto pur di porre fine al calvario e si laureeranno con un'immeritatissima media del 22.  

Scienza delle costruzioni

Esperienza comune a tutti i corsi di laurea, è considerato dai professori e da una certa categoria di studenti come un esame fon­damentale per la formazione del laureando. E’ invece un orrido mattonazzo secondo altri stu­denti, quelli che hanno una vita.
La materia insegnata varia a seconda del corso di laurea, così come l'insegnante. Ciò nonostante alcune peculiarità si manifestano trasversalmente in tutte le sezioni, da Elettro­nica a Gestionale:
Ø       il professore ha 80 anni, un nome strano e ripete la stessa lezione, parola per parola, negli stessi giorni e alla stessa ora da 35 anni. Lieve controindicazione: gli ultimi ritrovati della scienza e della tecnica sono un tantino “trascurati” e il professore, nella lezione del 12 febbraio, auspica l'avvento di uno strumento di calcolo più veloce del pur sempre utilissimo regolo.
Ø       non esiste alcun libro su cui studiare. Oppu­re ce ne sono 12, da cui prendere a spizzichi e bocconi. Oppure ce n'è uno solo, ma è in tedesco, scritto a mano con calligrafia inde­cifrabile.
Ø       l'esame comincia con la frase “Le chiederò qualcosa di facile ... ” e finisce con lo studen­te in   lacrime, giunto al livello più basso della sua autostima.
Ø       contrariamente ad Analisi, Scienza delle costruzioni è un esame che si passa alla prima. La variabile, in questo caso, è il tempo neces­sario per prepararsi. Ed è una variabile molto variabile: si va da tre settimane (il figlio del ret­tore) ad alcuni anni.
Ø       in più è un esame letale per quelli successi­vi, perché in qualunque caso provoca reazioni scomposte dei professori e tre frasi tipiche:
-          per chi lo ha passato per un pelo: “Eh, ma lei mi ha preso solo 18 di Scienza, io non posso certo darle di più. Che figura ci faremmo?”.
-          per chi lo ha passato alla grande: “Ma come? Lei mi prende 30 di Scienza delle Costruzio­ni e mi viene a dire che non conosce la teo­ria di Xrebohjhrtevic? Ma lo ha passato lei o un suo sosia?”.
-          per chi non lo ha ancora sostenuto: “Ma come? Lei non mi ha ancora passato Scien­za e si presenta qui da me?”.
Ø       l'ultimo caso è il peggiore, perché a questo punto al povero studente tocca pure sorbirsi un'ardita metafora, diversa a seconda della sezione:
-          (Civile) “Lei vuole costruire il tetto prima di aver gettato le fondamenta?”.
-          (Meccanica) “Lei vuole progettare il tergicri­stallo prima di aver dimensionato il motore?”.
-          (Chimica) “Lei vuole fare reagire lo stagno con l'uranio e invece usa il plutonio?” (metafora che non c'entra assolutamente niente; del resto i chimici sono gente strana).

L’ultimo esame

Il passaggio del tempo a Ingegneria è segnato dal­l'allungarsi dei nomi degli esami. Si passa da Fisica a Meccanica Razionale (strano nome che sottin­tende l'esistenza di una Meccanica Irrazionale) a Meccanica Applicata alle Macchine. E ultimo esame, pertanto, di solito si chiama “Ingegneria del Reattore Nucleare a Fusione” o “Cinetica Statica dei processi chimici industriali”.
La prima parte del corso, quella più com­plessa, consiste nell'impararne il nome a memoria.
La seconda parte è una prova di coraggio e fantasia: si tratta di presentarsi all'esame sapen­do il meno possibile e di inventare la scusa più assurda per giustificare la propria totale impre­parazione. A riprova del livello di ottenebra­mento psichico raggiunto, il laureando preten­de non solo di passare l'ultimo esame senza sapere nemmeno di cosa parli, ma se prende meno di 28 si lamenta pure.
D'altro canto, applicato nella vita di tutti i giorni, il ragionamento non è del tutto campa­to in aria: al bar, per esempio, dopo ventotto birre si può sperare che almeno la ventinovesi­ma sia offerta dalla casa.

La tesi


E una specie di rappresenta­zione teatrale della vita che verrà, dell'impatto, ormai prossimo, dell'inge­gnere con il mondo del lavoro. In quanto tale, i primi mesi di tesi vengono passati nell'inatti­vità più assoluta (rappresentazione della disoc­cupazione). Poi a giocare a Tetris con il potentissimo computer acquistato per scrivere la tesi (periodo di formazione). Quindi ci si getta nella stesura della tesi vera e propria, con l'en­tusiasmo del neoassunto.
Qualche mese dopo, da questo sforzo titani­co uscirà un'imperdibile opera di 600 pagine, interessantissima già a partire dal titolo:
“Influenza della pallinatura sulla resistenza a fatica di un composito a matrice metallica”. Dopo aver speso novecentomila lire tra fotocopie e rilega­tura, il quasi ing. si avvia orgoglioso in segrete­ria, consegnando la tesi con una settimana di anticipo rispetto alla scadenza, “cosi avranno il tempo di leggerla con più attenzione”.
Li lo sbarbato vedrà che il suo prezioso lavo­ro verrà riposto in una campana di plastica bianca con la strana scritta “Solo Carta” e gli verrà consegnato un modulo in cui gli si chiede di esporre in tre righe titolo e contenuto della tesi. Tre! Riuscire a condensare in tre righe sei mesi di ricerche è un impresa che meriterebbe la laurea ad honorem in Lettere. Vista la lun­ghezza dei titoli, tra l'altro, si finisce con lo scri­vere cose del genere: “Tìtolo: Analisi della fatti­bilità del progetto di contenimento dell'inqui­namento acustico nelle immediate vicinanze dell'Aeroporto di Malpensa 2000, mediante l'installazione di barriere fonoassorbenti in sili­cato laminato. Contenuto: Fattibile”.
Dopodiché, 10 minuti di discorso dall'effet­to più potente di un litro di valium e l'inge­gnere è finalmente tale. Il suo destino è com­piuto.

Continua...

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domenica, 22 gennaio 2006
La saggezza è una pazzia...
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sabato, 21 gennaio 2006

“Lavori socialmente inutili – Gli ingegneri”

Pubblico il resoconto, che ho tratto da un sito giusto appunto di ingegneri, di una figura in qualche modo a me cara: l'ingegnere! La pubblico a pezzi. Si parte da quando era bambino fino all'evolversi della sua vita.
A voi...

PROPRIO COSI’ NOIOSI?

Siamo tutti concordi nel ritenere la simpatia una delle caratteristiche fondamentali di una persona, insieme all’intelligenza e alla bellezza (e al suo conto in banca).
Ma in un mondo dove, pronunciate con il giusto accento, le parole bello e furbo significa­no rispettivamente “pezzo di ciospo” e “bravo fesso”, anche l’espressione “è simpatico” deve destare sospetto, se usata in due contesti particolari.
“Com’è quella ragazza?” ‑ “Mah... è simpa­tica”. In questo caso si indica, senza possibilità di malintesi, che la suddetta ragazza è irrimediabilmente un rospo.,

“Ti presento un mio amico. E un ingegnere, però è simpatico”. In quest’altro caso si intende implicitamente che la stragrande maggioranza degli ingegneri sono degli sfigati totali.
E nell’immaginario collettivo, effettivamente, l’immagine dell’ingegnere non spicca per brillantezza. Egli è riconosciuto come un genialoide e ci si fida di lui ogni qual volta si prende un aereo, si sale su una funivia, si passa su un viadotto o dentro una galleria. Ma nella lista delle persone con cui si gradirebbe passare una serata, l'ingegnere viene poco prima del mostro di Milwaukee.
Oltretutto è l'ingegnere stesso ad alimenta­re questa cattiva fama e a ritenere che la nomea di noiosissimo attribuita ai suoi colleghi (non a se stesso, si badi) sia del tutto meritata. Al punto che il metodo più rapido per far brec­cia nel suo cuore è dirgli “tu sei un ingegnere atipico>.

Ma è tutto vero? Gli ingegneri sono real­mente dei noiosissimi fanatici di motori a pro­pulsione idrodinamica, o sotto la rude scorza di civili, elettrici, meccanici, nucleari e quant'al­tro si nascondono degli allegri simpaticoni ? E in che modo saper risolvere un'equazione diffe­renziale di quarto grado li aiuta nella vita di tutti i giorni?

 

DA BAMBINO

Ingegneri si nasce o si diventa? Né l'uno né l'altro. Quello che conta è nascere in una fami­glia della serie “mio figlio sarà un ingegnere e io farò di tutto affinché ciò accada”. Apparen­temente simile ai suoi coetanei, dunque, a uno sguardo attento il bimbo predestinato è ricono­scibile da alcuni particolari.

Il nome.

L’ovvia osservazione che nes­sun “Gigi” o “Pino” sarà mai un importante dirigente d'a­zienda fa sì che il genitore avve­duto programmi persino il nome del nascituro, che non viene scelto dall'elenco dei Santi, bensì da quello dei premi Nobel. Più il nome è altisonante e più importante è il personaggio, maggiori saranno le aspettative dei genitori.

L’educazione

E una parte fondamentale del progetto “figlio ingegnere” e una delle più difficili da realizzare. Si tratta di far apparire interessante ed allettante una car­riera da progettista alla Fiat. Un'opera propa­gandistica che, in quanto a fantasia, supera quella dei “comunisti che mangiano i bambini”.
La tattica è semplice: si tratta di incensare Ingegneria e contemporaneamente gettare fango su tutte le altre facoltà e professioni, con frasi del tipo:
“Guarda com'è robusto e alto quel signore, Elvio; è senz'altro un ingegnere”.
“Dai cento lire a quel laureato in scienze politiche che chiede l'elemosina, Odoacre”.
“uuuh, Rinaldo, guarda che carina quella bimba. Da grande diventerà sicuramente la moglie di un ingegnere ... ”.
“Aleramo, fai il bravo, altrimenti chiamo l'idraulico! ”.
Tra le mura domestiche verranno lette solo fiabe opportunamente modificate: Biancaneve e i sette ingegneri minerari, Cappuccetto Rosso e il Filosofo cattivo, Pollicino (con il rettore di Lettere nella parte dell'Orco). I papà più diabolici arriveranno anche a doppiare i film e il bimbo crescerà avendo come eroe l'Ingegner Rambo.

I giochi

Mentre i bambini normali fanno le battaglie con i solda­tini, l'ingegnerino all'età di due anni ha già ricevuto una confezione da 20 kg di Lego, il Meccano, il Piccolo Chimico e ha dovuto firmare una dichiarazione in cui si impegna, prima di richiedere altri doni, a tro­vare il punto di fusione dello stagno e a costrui­re una riproduzione del ponte di Brooklyn in scala 1:10. E se proprio riesce a convincere i suoi a regalargli un bambolotto, si ritroverà ad essere l'unico bambino della compagnia a giocare con “Big Jim progettista”, in giacca e cravatta e 24 ore in finta pelle.
Al giorno d'oggi cambia la forma, ma resta la sostanza; niente Lego né Big jim, dunque. Ma, quando tutti i bambini videogiocano con Lara Croft o Fifa 2000, l'ingegnerino passa le sue ore al computer a “divertirsi” con Autocad 14.

Come salvarsi

Se vi chiamate Rubbia (di nome), se nella versione del Titanic che avete visto la colpa era di un cattivissimo architetto che aveva sabotato l' altrimenti magnifico piano dell'Ing. Di Caprio e se all'ultimo Natale vi hanno regalato un tecnigrafò, siete messi male. L'unica soluzione è far fuori mamma e papà. Del resto, il fatto che essi abbiano deliberatamente deciso di farvi perdere 5 diottrie e metà dei capelli entro i 24 anni, e di farvi passare il resto della vostra vita a progettare alberi a camme, costituirà sicuramente un'attenuante nel caso vi becchino.
Ma attenzione: pensate prima a come mettere in pratica il vostro proposito. Se vi vengono in mente soluzioni efferate, passi. Ma se pensate di collegare alla maniglia della porta del salotto un'asta a bilanciere che, innestandosi in un toroide genera un impulso elettromagnetico che manda un segnale radiocomandato a un braccio meccanico che agisce sul grilletto di un fucile a precisione...

Se pensate tutto questo, lasciate perdere: l'opera di ingegnerizzazione è stata completata e non c'è più niente da fare.

Continua...

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categoria:cazzate, ingegneri
venerdì, 20 gennaio 2006
La sotenibilità: minaccia o opportunità?

Oggi ho assistito ad una conferenza tenutasi nella Biblioteca di Ostia Lido "Elsa Morante" dal nome: "La sostenibilità: minaccia o opportunità?" relatore Gianni Mattioli, professore di Fisica all'Università La Sapienza di Roma ed ex ministro del governo D'Alema.
Discussione estrmamente interessante tenuta da una persona competente e cordiale.
La cosa che più di tutte mi ha colpito è stata una: certe fonti energetiche vanno bene per alcuni scopi altri tipi di fonti vanno bene per scopi diversi. Il fatto è che oggi l'energia elettrica, che utilizziamo praticamente per tutto, costa ancora poco e per questo ne abusiamo utilizzandola anche per scaldare l'acqua. Questo impiego porta ad avere un'efficenza di utilizzo del 30%. Misera! Bisogna differenziare le energie!
Un altro passo importante della sua esposizione è stato quello di aver esortato le persone, le comunità a non aspettare la politica per adottare certe fonti ecologiche di energia.
Dice: "Se c'è una cosa che ho imparato , io che sono stato 14 anni nelle istituzioni, è che la politica reagisce con dei sbadigli di fronte ai discorsi che vertono su temi ambientali"
Perciò tutti quanti, iniziamo a pensare seriamente a infarcire le nostre case di pannelli solari e fotovoltaici in modo da poter effettivamente contribuire sia al nostro portafoglio sia al benessere del nostro amato pianeta.
Pinolata di: Pignolo alle ore 20:34 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica