Racconto: Passo dopo Passo
Camminando lungo le vie del quartiere. Morbido il passo sull’asfalto. Lo sguardo non supera l’orizzonte dei piedi, inutile la luce del sole. In questi casi la notte aiuta.
Scorrono le case ai lati della vista, vuote, senza senso, prive di contenuto, scatole vuote che si confondono con l’oblio della perdizione.
“Guardo quello che mi si presenta avanti e non trovo nulla in cui credere. Mi guardo indietro e non riesco più a vedere, tutto è coperto da una spessa coltre di nebbia, il passato è ormai nel dimenticatoio. Il problema però non è il passato, ma il fottuto futuro!
Cercare non è il mezzo, cercare è la soluzione. La forza di cercare. Questo agogno mentre cammino in questa strada che puzza di merda di cane, che mi vuole portare là, dove i sensi si abbandonano alla follia di questo mondo.”
Il quartiere… Mura e strade amiche, amiche ma mai conosciute a fondo. Passi, passi, passi uno dopo l’altro. Verso là, verso il non luogo, diretto proprio là. Non voltare. La strada è presa.
“Il senso di tutto dove è finito? E’ mai esistito il senso di tutto? Tutto… Comunità, la comunità non esiste è un’invenzione. Somme di individui, ciò non può essere una comunità. E io mi chiedo, ma non mi rispondo. Se mi rispondo non agisco. L’apatia cresce dentro me, come edera sulla parete di una villa, sono coperto di edera.”
C’era una volta la luna, c’era una volta una luce, c’era una volta una guida. Pesante, il passato. Intromissioni di emozioni.
Si avvicina il luogo usato, lentamente, ma inesorabilmente, le distanze si riducono. Quelle distanze, una volta così grandi e oggi tanto ridotte. Posti bui, silenzio e magia notturna.
Piccole voci scherzano, scherzano, ma sanno che il manico lo stringono loro. Risate si confondo a mani indaffarate, sguardi rapidi e appena accennati. Riti antichi possono sorreggere il sistema, che altrimenti rimarrebbe schiacciato dalla forza della normalità.
“Possibile che il mio unico rifugio sia tutto ciò? La salvezza può essere l’oblio? Contraddizioni di una mente anomala. Pensare al cielo azzurro, al sole alto e sicuro, al mare che abbraccia, ai colori degli amici, ai sorrisi… Passato, non è presente. Distrazioni. Ci vuole tempo… Ci vuole tempo per costruire, tempo per pensare, tempo per dimenticare, tempo per rinascere.”
Pochi soldi in tasca. Quelli necessari. Un saluto senza vigore. Sentiero battuto, fila indiana, senza alzare lo sguardo. Solo il necessario, nessun gesto di troppo. Il meccanismo è oleato. Una stretta di mano, il gioco è fatto. Altri passi, lenti ma sudati. Il saluto non serve. Se sarà necessario un altro incontro si farà.
“Intraprendere questa strada vuol dire non lasciarla mai. Io ci sono dentro, e non ho intenzione di lasciarla. Percorrerò il sentiero fino in fondo per vedere cosa vuol dire credere in qualcosa. Ci sono vie tortuose e vie dritte e spianate. L’amore per le difficoltà mi ha portato qui.
Mi manca l’ultimo passo.
E’ solo questione di tempo.
Il tempo non si ferma.
E’ inevitabile.”
Silenzio, l’aria immobile pesa sulla pelle e sul catrame come un blocco di granito. Pochi gemiti ed un ultimo respiro…