venerdì, 22 dicembre 2006
E' giusto?
Chiedersi cosa è giusto e cosa è sbagliato ormai non ha più senso.
Recita un detto: Beato chi crede nella giustizia perchè verrà giustiziato. Può calzare...
Cosa è giusto, cosa è sbagliato?
E' giusto permettere ad una persona di decidere se vale la pena o meno vivere la propria vita?
E' giusto che due persone omosessuali possa usufruire dei diritti civili che tutti noi abbiamo?
E' giusto credere o meno al Dio che voglio io e che lo manifesti in qualunque modo pacifico mi pare?
E' giusto usare la fede religiosa come motivo per proibire la libertà di scelta delle persone?
E' giusto pensare che fare la guerra usando come scusante le armi di distruzione di massa per poi non trovarle sia poco corretto?
E' giusto pensare che la storia passata del nostro paese sia stata infangata dal fascismo?
E' giusto ritenere che la la storia presente sia infangata dalle guerre fatte per il petrolio?
E' giusto non fare nulla per tutto ciò?
E' giusto accendere il televisore per usarlo come sonnifero per i nostri pensieri?
Sarà giusto tutto ciò?
Il giusto mezzo... Sarà poi così giusto il mezzo?
mercoledì, 13 dicembre 2006
Viva l'articolo 18
<<Una commissione di inchiesta interna al Comune di Taranto ha accertato che una mega truffa organizzata da dirigenti e impiegati ha provocato un «buco» di 30 milioni.
Stando alle accuse, mosse dalle denunce di un ex consigliere comunale, Nello De Gregorio, Grassi si sarebbe fatto dei regalini nello stipendio, dal 2001 al 2006, con compensi extra per misteriosi lavori «a progetto», per 389 mila euro.
C'è chi in un mese si era fatto omaggio di 19.439 euro e chi di 39.160: ma che c'entra? Certo, c'è chi è accusato come Nicola Blasi, di essersi preso coi ritocchi in busta paga 434 mila euro, chi come Giuseppe Cuccaro 429 mila, chi come Orazio Massafra 422 mila e chi come Cataldo Ricchiuti (al quale sono stati sequestrati 12 fabbricati e un terreno e 124 mila euro in banca: mica male per un funzionario comunale...) addirittura 567 mila.
Ma perché non dovrebbero tornare al loro posto, in attesa del rinvio a giudizio e poi della decisione del Gip e poi del processo in Assise e poi di quello in Appello e poi di quello in Cassazione e magari ancora di qualche ricorso alla corte costituzionale? E il bello è che la magistratura potrebbe dare loro ragione. Perché qui è lo scandalo: Francesco Boccia, mandato da Amato a Taranto come liquidatore (primo caso in Italia per una grande città) ha le mani legate da leggi e leggine così pelosamente garantiste da impedirgli di fatto di usare la mano pesante. Una impotenza che, oltre ad alleggerire la posizione di quella massa di persone coinvolte nella maxi- truffa sugli stipendi (tutte assolutamente convinte che un giorno o l'altro il can-can finirà e magari con l'aiuto dell'indulto anche questa seccatura dell'inchiesta evaporerà in una nuvoletta) rischia di lanciare un pessimo segnale a una città allo sbando.>>
Fonte: Corriere della Sera, Gian Antonio Stella
Alla luce di quest'episodio, io mi sento di dire: VIVA L'ARTICOLO 18!
Non sono nè pazzo nè mafioso. Dico solo una cosa: l'articolo 18 vieta di licenziare una persona senza giusta causa. GIUSTA CAUSA. Più giusta causa di questa?!
Le leggi servono a garantire i diritti degli innocenti, ma servono anche a garantire la pena per i colpevoli. Non togliamo i diritti agli innocenti, facciamo solo che chi è colpevole debba pagare le sue colpe. Facciamo in modo da poter essere fieri di essere italiani.
lunedì, 11 dicembre 2006
Voglio citare quest'episodio.
Prodi, al motorshow, appena entrato nell’area, contro il premier partono fischi. Insulti («buffone», «vattene via», «bastardo», «scemo»); e cori da stadio («pezzo di m...»). Le facce sono quelle di ragazzi tra i 15 e i 30 anni, molti con buste cariche di gadget del Motor Show.
Prodi rispondi così:
«Beh — dice col sorriso sulle labbra — abbiamo avuto un inizio allegro e ben organizzato. Sono qui perché mi diverte, ci vengo ogni anno. È la mia terza volta da premier. E penso che rappresenti un settore importante per il Paese. Purtroppo eravamo attesi da una quarantina di propagandisti. È ovvio che continuo la visita: c’è chi scappa, io no. Guai se la democrazia si ferma davanti alle urla organizzate»
Poi scrive una lettera al Resto del Carlino in cui dice, tra l'altro:
«O bianco o nero, o sì o no, o con me o contro di me. Il tutto avvelenato dalla maleducazione, dal sensazionalismo delle dichiarazioni che fanno magari titolo per poche ore e poi spariscono nell'oblio del frullatore mediatico, che è oggi la molla del sentirsi in diretta con il mondo. In fondo capisco anche quei quaranta ragazzi che si sono divertiti a insultarmi. Cosa ci può essere di più eccitante che raccontare agli amici la loro impresa e magari riguardarla in tv o fissarla sui telefonini, uniche verità testimoniali di un ruolo e di un senso di appartenenza? E allora dobbiamo davvero chiederci perchè una società moderna e democratica è arrivata a tanto. A considerare chi urla di più o si mette in mostra l'unico ad avere ragione. Ma anche ad accettare l'idea che non ascoltare o rimanere distanti sia un segno di potere e di potenza».
giovedì, 07 dicembre 2006
Sono troppo uguali!!!
sabato, 02 dicembre 2006
Una storia italiana
Case popolari. Case per disperati. Casa di mia nonna. Mia nonna non c'è più. Casa senza proprietario. Casa occupata.
Per le case popolari vige un sistema affermato e consolidato di far west urbano. Sebbene nascano con i più nobili intenti, le case popolari gestite come viene fatto oggi servono solo a finanziare la malavita locale, che le controlla.
Oggi avremmo dovuto fare il trasloco dei mobili per sgombrare la casa, e poter riconsegnare le chiavi all'ente di competenza, in modo che, una volta liberata la casa, venga assegnata dal comune a chi spetta.
Arrivati sul posto ci aspetta la sorpresa: porta sfondata e rattoppata. La casa è occupata.
Toc-Toc! Chi c'è!!!
Si sente un cane correre verso la porta e abbaiare.
Chi c'èèè!!
Apre il volto di un uomo mai visto, un sorriso beffardo sulla bocca, aspetto sudicio e trasandato: Ci siamo noi! La casa è occupata.
Siamo decisamente disorientati, non sappiamo come muoverci. Ora con questi che si fa?
Giù c'è il camion con la ditta di trasporti, aspettano turbati.
Avanti la porta di casa si scaldano gli animi, vola qualche parola di troppo. Si chiamano i carabinieri, sperando che nell'attesa non succeda nulla di grave.
Nel frattempo, visi logori, aria di malavita, mezzi sorrisi di chi sa cosa fa.
Arrivano i carabinieri. Si sale. Entrano in casa. Prendono i documenti degli occupanti. Nessuno oppone resistenza. Il carabiniere passeggia in casa, gli scappa pure qualche battuta.
E' certificata l'occupazione della casa popolare. Nessuna denuncia da parte nostra: non possiamo, non siamo noi i proprietari, ma l'ente comunale.
Al limite possiamo fare un esposto in questura. Tutto qua.
I carabinieri se ne vanno. Buona giornata.
Noi tra lo sbigottito e l'incredulo ce ne andiamo augurando nonostante tutto agli occupanti ogni bene, ci risparmiamo il trasloco ormai e ce ne torniamo a casa.
Se una casa privata viene occupata, la polizia deve far sgombrare la casa. Se la casa è del comune allora tutto cambia. Si legalizza il far west.
Io, l'occupazione di una casa me la immaginavo del tipo: uno sfonda la porta, si barrica dentro casa con le pistole, non apre a nessuno per nessun motivo, timoroso che venga qualcuno.
Io, l'occupazione di una casa l'ho vista: è un "Entrate prego, la casa è occupata", è un carabiniere che passeggia per il salone, è un colpo alla dignità di un sistema civile.
Questo non è giusto.
Se così deve essere meglio raderle al suolo, fatto sta che così non DEVE essere.
Caro Sindaco, se ci sei, dai dignità alla nostra e alla mia città.