giovedì, 21 luglio 2005

Dubbio Armeno

 
Prologo Parte 2

 
Quella lettera. Quella lettera piombava nella vita di Karib come un macigno poteva cadere in un lago di ghiaccio.
“Da quant’ è che questa lettera è arrivata?” urlò Karib
“Non lo so, un paio di giorni mi pare. Comunque deve esserci scritto sopra” rispose Hanna, mentre si avvicinava al marito.
Scrutò la busta in ogni sua forma e grazie al timbro capì che erano ormai due giorni che quella lettera sostava in casa sua.
“Non è possibile, non può essere vero…”
I pensieri popolavano la mente di Karib ed egli cercava in ogni modo di non portare i suoi ricordi alla luce, il passato è tale solo una volta terminato.
Pieno di tormenti era comunque costretto ad aprirla, non poteva stare lì fisso a guardarla senza fare nulla. Uscì in giardino, si sedette sulla sedia a sdraio e con un taglia carte la aprì.
“A Dubbio Armeno – Codice 3
Come va amico mio? Ho un messaggio per te.
Ti comunico di raggiungere immediatamente la città di Parigi. Appena arrivato all’aeroporto riceverai ulteriori istruzioni per un nostro incontro. Allegato a questa lettera c’è un contributo in denaro sufficiente per l’acquisto del biglietto aereo. Non deludermi, un’altra volta. In caso il mio invito venga respinto, sappi che l’offesa arrecatami sarebbe massima.
Ti saluto, e sono ansioso di rivederti.
Falco Levato
La lettera, quindi, era firmata Falco Levato.
“Maledetto, Falco mi ha trovato. Non so come abbia fatto, ma mi ha trovato.”
Da troppo tempo Karib aveva dimenticato il nome Falco Levato, il nome di un amico, di un fratello, di un capo, di uno da dimenticare.
“Cara, ci sono novità”
“Che vai dicendo?” chiese Hanna
“C’è stato un leggero cambio di programma. Devo partire”
“Che vuol dire che “devi” partire?”
Karib prese un gran respiro, la situazione iniziava a farsi difficile. Come l’avrebbe spiegato ad Hanna?
“Un grosso impegno, improvviso, mi costringe a partire per un po’ di tempo.”
“Che impegno?”
“Non te lo posso dire”
“Come non me lo puoi dire?”
“Si! Non posso!”
Karib senza neanche accorgersene alzò la voce, ormai si stava quasi spazientendo. La difficile situazione, il ritorno di Falco Levato, Hanna, i bambini…
“Portaci con te, non possiamo venire?” chiese la donna
“Ma non capisci?”
“No – sbottò – non capisco. Dici mezze frasi, lasci tutto sottointeso, fai il misterioso, ma che t’è preso?”
“Lo vuoi davvero sapere?” sentenziò solennemente Karib
“Certo, che lo voglio sapere” rispose la moglie
“Ti dico solo un nome: Falco Levato”
“No, non ci credo – gli occhi di Hanna si spalancarono e le mani iniziarono a sudare – Avevi detto che avremmo dovuto dimenticare quel nome. Che mai più si sarebbe fatto vivo, che qui in questo posto di merda saremo stati al sicuro, che …”
Pianse.
“Mi sbagliavo! – disse Karib – devo partire, ci ha trovati!”

 

 

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domenica, 17 luglio 2005

 Dubbio Armeno


Prologo parte 1


“Che caldo!”
Sole, dal cielo umido batte forte un sole caldo come calda è stata tutta quest’estate che non ne vuole sapere di finire. Il fiume, ho meglio quello che d’inverno lo si poteva chiamare tale, ora assomigliava ad una crosta marcia secca e tra le crepe del suo fondale Hash e Meri perdevano intere giornate facendo percorrere alle loro biglie chilometri di curve, di salti e di burroni, per decidere solo alla fine chi dei due poi poteva avere diritto alla cioccolata dell’altro.
“E’ quasi ora di pranzo! Non vi allontanate troppo, come ieri eh!? Avete capito?”
“Si papà” risposero i piccoli senza degnare di uno sguardo il padre, per non perdere la concentrazione del tiro. 
“Ma io non lo so… - e alzando il braccio rivolto verso Hanna – Li vedi? Possono stare tutto il giorno a giocare con quelle biglie. Non li muovi da lì! E’ incredibile. A quell’età tutto è possibile, pure trovare un fiume secco il posto più bello per trascorrere quest’estate infernale”
“Tu eri diverso?”
“Io?” chiese retoricamente Karib, per prendere tempo in modo da far rinvigorire i ricordi di un tempo, mentre la mano si posava sul mento ispido di barba vecchia di due giorni.
“Si, tu! A quell’età eri tanto diverso da loro?”
Con un leggero sorriso sulle labbra
“Arm…”
Si interruppe.
Il suo sguardo, fisso sui piccoli, da spensierato e giocoso, improvvisamente, diventò pesante e impassibile, la mente si popolò di vecchi pensieri e il peso prese a farsi largo.
“Che hai detto, non ho capito?”
“Che ho detto? No, niente… “
“Come niente, hai detto qualcosa, che hai detto?”
Hanna, che fino a quel momento non aveva sollevato lo sguardo dalla lattuga che stava pulendo, posò l’insalatiera, si asciugò le mani sulla veste e avvicinandosi a Karib:
“Cos’ hai?”
“Niente, è che quello che hai detto…”
“Ma io non ho detto niente”
“Lo so, ma quello che stavo per dire…”
“AH! Chi ti capisce a te!”
“Lascia stare” 
 Una mano bellissima passò tra i capelli di Karib
“Quasi mi dimenticavo, è arrivata una lettera per te. Viene dalla Francia, o perlomeno il francobollo è francese. C’è una strana scritta sotto il tuo nome, dice: Dubbio Armeno.”
“Come hai detto?” chiese Karib sbarrando gli occhi.
“Ti è arrivata una lettera dalla Francia”
“E cosa c’è scritto?”
“Ti ho detto che sotto il tuo nome, come destinatario, c’è scritto Dubbio Armeno”
“Dov’è la lettera?”
“E’ sul tavolo in salotto, ma che c’è?”
Karib si divincolò sbrigativamente dall’abbraccio affettuoso e pieno di ristoro di Hanna e corse in salotto. Con foga prese in mano la lettera, sopra c’era scritto: A Karib Dudei, Dubbio Armeno. Cadde a terra, la lettera scivolò dalle mani di Karib e cadde a terra.
“Dopo tutti questi anni, non è possibile!”
Gli occhi fissi sul muro, le mani fredde e sudate, le gambe non più sicure e stabili e i pensieri, vorticosi, corsero verso quello che un tempo, ormai lontano e dimenticato, fu Dubbio Armeno.

 

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