Dubbio Armeno
Prologo Parte 2
Quella lettera. Quella lettera piombava nella vita di Karib come un macigno poteva cadere in un lago di ghiaccio.
“Da quant’ è che questa lettera è arrivata?” urlò Karib
“Non lo so, un paio di giorni mi pare. Comunque deve esserci scritto sopra” rispose Hanna, mentre si avvicinava al marito.
Scrutò la busta in ogni sua forma e grazie al timbro capì che erano ormai due giorni che quella lettera sostava in casa sua.
“Non è possibile, non può essere vero…”
I pensieri popolavano la mente di Karib ed egli cercava in ogni modo di non portare i suoi ricordi alla luce, il passato è tale solo una volta terminato.
Pieno di tormenti era comunque costretto ad aprirla, non poteva stare lì fisso a guardarla senza fare nulla. Uscì in giardino, si sedette sulla sedia a sdraio e con un taglia carte la aprì.
“A Dubbio Armeno – Codice 3
Come va amico mio? Ho un messaggio per te.
Ti comunico di raggiungere immediatamente la città di Parigi. Appena arrivato all’aeroporto riceverai ulteriori istruzioni per un nostro incontro. Allegato a questa lettera c’è un contributo in denaro sufficiente per l’acquisto del biglietto aereo. Non deludermi, un’altra volta. In caso il mio invito venga respinto, sappi che l’offesa arrecatami sarebbe massima.
Ti saluto, e sono ansioso di rivederti.
Falco Levato”
La lettera, quindi, era firmata Falco Levato.
“Maledetto, Falco mi ha trovato. Non so come abbia fatto, ma mi ha trovato.”
Da troppo tempo Karib aveva dimenticato il nome Falco Levato, il nome di un amico, di un fratello, di un capo, di uno da dimenticare.
“Cara, ci sono novità”
“Che vai dicendo?” chiese Hanna
“C’è stato un leggero cambio di programma. Devo partire”
“Che vuol dire che “devi” partire?”
Karib prese un gran respiro, la situazione iniziava a farsi difficile. Come l’avrebbe spiegato ad Hanna?
“Un grosso impegno, improvviso, mi costringe a partire per un po’ di tempo.”
“Che impegno?”
“Non te lo posso dire”
“Come non me lo puoi dire?”
“Si! Non posso!”
Karib senza neanche accorgersene alzò la voce, ormai si stava quasi spazientendo. La difficile situazione, il ritorno di Falco Levato, Hanna, i bambini…
“Portaci con te, non possiamo venire?” chiese la donna
“Ma non capisci?”
“No – sbottò – non capisco. Dici mezze frasi, lasci tutto sottointeso, fai il misterioso, ma che t’è preso?”
“Lo vuoi davvero sapere?” sentenziò solennemente Karib
“Certo, che lo voglio sapere” rispose la moglie
“Ti dico solo un nome: Falco Levato”
“No, non ci credo – gli occhi di Hanna si spalancarono e le mani iniziarono a sudare – Avevi detto che avremmo dovuto dimenticare quel nome. Che mai più si sarebbe fatto vivo, che qui in questo posto di merda saremo stati al sicuro, che …”
Pianse.
“Mi sbagliavo! – disse Karib – devo partire, ci ha trovati!”


