Considerazioni Politico-Economiche
Negli anni '80 l'Italia aveva tanti problemi. Non sono un esperto della materia, ahimè, ma penso di poter dire la mia. Dicevo... L'Italia aveva tanti problemi, aveva un'economia dominata dal colosso che era l'I.R.I., colosso notoriamente statale che, in quanto tale, presentava mille problemi. Tante erano le compagnie a parteipazione statale. Fatto sta, che negli anni '80 l'Italia era la prima nazione al mondo che investiva in ITC (information & communication technologies), più terra terra: in nuove tecnologie! Era la nazione che investiva di più! Al mondo!
Se esaminate le classifiche moderne, di oggi, degli investimenti in nuove tecnologie, l'Italia si presenta sempre in posizioni marginali.
Praticamente la percentuale del PIL che investiva negli anni '80 in ITC è rimasta la stessa negli anni, mentre gli altri competitori nel corso degli anni hanno moltiplicato i propri investimenti. Così oggi troviamo stati come la Korea, la Svezia, la Finlandia, per non parlare degli U.S.A o del Giappone, in posizioni dominanti del mercato e l'Italia a corrodersi nei ricordi del passato recente.
La STMicroelectronics, colosso italo-francese dell'elettronica, è sempre stato storicamente nei primi tre posti al mondo per produzione e fatturato. Neanche a dirlo, ma negli ultimi anni anche questo esempio di ingegno italico sta andando via via sfumando, e l'azienda inizia a presentare crepe sensibili, dovute ai mancati investimenti in ricerca e perde quote di mercato considerevoli (cfr. caso FIAT).
Ora... Il succo del mio discorso è: perchè abbiamo tagliato fuori lo stato dall'economia? Sapete, non sono così convinto che le privatizzazioni di tutto siano la migliore via alla crescita economica. In anni di crisi, di congiuntura negativa, solo lo stato ha i mezzi per continuare ad investire. Ora cosa può fare?
Niente?
No!
Potrebbe fare tanto, potrebbe iniziare a considerare seriamente la ricerca come una fonte di sviluppo, non come una rogna sul groppone. Potrebbe iniziare ad intavolare pianificazioni a lungo e breve termine, potrebbe creare una rete di contatti, un terreno fertile, delle consulenze alle piccole e medie imprese a costi accessibili, potrebbe mettere in gioco le nuove tecnologie e renderle accessibili a chi crea sviluppo.
Io parlo da studente e da persona che si turba interiormente di fronte a certi problemi. Ma non riesco proprio a capire certi atteggiamenti della politica, che in certi casi si comporta come se avesse i paraocchi, come se tenesse più ai suoi interessi che a quelli del benessere comune.
Possiamo e dobbiamo credere che possiamo risollevare il capo!
Negli anni '80 l'Italia aveva tanti problemi. Non sono un esperto della materia, ahimè, ma penso di poter dire la mia. Dicevo... L'Italia aveva tanti problemi, aveva un'economia dominata dal colosso che era l'I.R.I., colosso notoriamente statale che, in quanto tale, presentava mille problemi. Tante erano le compagnie a parteipazione statale. Fatto sta, che negli anni '80 l'Italia era la prima nazione al mondo che investiva in ITC (information & communication technologies), più terra terra: in nuove tecnologie! Era la nazione che investiva di più! Al mondo!
Se esaminate le classifiche moderne, di oggi, degli investimenti in nuove tecnologie, l'Italia si presenta sempre in posizioni marginali.
Praticamente la percentuale del PIL che investiva negli anni '80 in ITC è rimasta la stessa negli anni, mentre gli altri competitori nel corso degli anni hanno moltiplicato i propri investimenti. Così oggi troviamo stati come la Korea, la Svezia, la Finlandia, per non parlare degli U.S.A o del Giappone, in posizioni dominanti del mercato e l'Italia a corrodersi nei ricordi del passato recente.
La STMicroelectronics, colosso italo-francese dell'elettronica, è sempre stato storicamente nei primi tre posti al mondo per produzione e fatturato. Neanche a dirlo, ma negli ultimi anni anche questo esempio di ingegno italico sta andando via via sfumando, e l'azienda inizia a presentare crepe sensibili, dovute ai mancati investimenti in ricerca e perde quote di mercato considerevoli (cfr. caso FIAT).
Ora... Il succo del mio discorso è: perchè abbiamo tagliato fuori lo stato dall'economia? Sapete, non sono così convinto che le privatizzazioni di tutto siano la migliore via alla crescita economica. In anni di crisi, di congiuntura negativa, solo lo stato ha i mezzi per continuare ad investire. Ora cosa può fare?
Niente?
No!
Potrebbe fare tanto, potrebbe iniziare a considerare seriamente la ricerca come una fonte di sviluppo, non come una rogna sul groppone. Potrebbe iniziare ad intavolare pianificazioni a lungo e breve termine, potrebbe creare una rete di contatti, un terreno fertile, delle consulenze alle piccole e medie imprese a costi accessibili, potrebbe mettere in gioco le nuove tecnologie e renderle accessibili a chi crea sviluppo.
Io parlo da studente e da persona che si turba interiormente di fronte a certi problemi. Ma non riesco proprio a capire certi atteggiamenti della politica, che in certi casi si comporta come se avesse i paraocchi, come se tenesse più ai suoi interessi che a quelli del benessere comune.
Possiamo e dobbiamo credere che possiamo risollevare il capo!
Pinolata di: Pignolo alle ore 11:43 | Permalink | commenti (10)
categoria:italia, politica, economia
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